04 Lug 2009 Mente > Bambini
I bambini e l’amico immaginario

amico_immaginarioMolti bambini inventano un compagno immaginario, un amico invisibile con cui condividere la quotidianità

All’improvviso, il nostro bambino comincia a comportarsi come se ci fosse una persona vicino a lui. Gli parla, ci gioca, a volte litiga, oppure gli spiega che cosa sta succedendo e perché; a volte lo identifica con il pupazzo preferito, a volte è una presenza invisibile.

Bisogna preoccuparsi?

Bisogna preoccuparsi? Assolutamente no: è una fase normale, che passano moltissimi bambini e che costituisce un aiuto nella crescita. Una ricerca dell’università di Boston ha mostrato come i due terzi dei bambini abbiano un amico immaginario. Spesso si tratta di bimbi primogeniti, che magari stanno cercando di reagire alla solitudine o all’arrivo di un fratellino che ha cambiato gli equilibri familiari. Bisogna quindi rallegrarsene: mostra la capacità di reagire in modo creativo alla noia e alle difficoltà ed è l’espressione della fantasia e dell’intelligenza del bambino.

Il bambino, infatti, non perde mai il contatto con la realtà. Sa perfettamente che il suo amico immaginario è finto e non esiste nella realtà: non ha allucinazioni e non ha disturbi psicologici. Quindi, nessuna ansia… a meno che l’abitudine di parlare con l’amico immaginario non persista oltre i 10-11 anni e costituisca l’unica forma di interazione sociale per il bambino: in questo caso conviene rivolgersi a uno specialista.

A che cosa serve l’amico immaginario

La psicologa americana Marjorie Taylor ha condotto uno studio su bambini dai 3 ai 7 anni con un amico immaginario: è emerso che questo gioco favorisce l’arricchimento della vita personale del bambino, perché gli insegna ad assumere la prospettiva di un altro. I bimbi con un amico immaginario sono quindi meno timidi e sviluppano maggiori capacità comunicative: relazionarsi con un altro, anche se invisibile, li aiuta a imparare a elaborare le informazioni e a interpretare il mondo. Sono anche più pronti a mettere in atto soluzioni di fronte a situazioni nuove.
Inoltre, l’amico immaginario aiuta a sfogare tensioni e sensi di colpa. Può prendersi la responsabilità delle marachelle commesse e aiutare il bambino a portare il peso del senso di colpa senza sentirsi troppo frustrato. Gli fa compagnia, lo aiuta a elaborare la solitudine o la paura in modo creativo.
Spesso l’amico immaginario è diverso dal bambino, incarna altre caratteristiche, che possono essere quelle di persone care di cui il bimbo sente la mancanza o semplicemente ruoli che lo affascinano ma non può assumere (il ribelle, l’adulto, il mago): esplora così la possibilità di vestire altri panni ed elaborare altre modalità di rapporto.

Come comportarsi con l’amico immaginario?

  • Non prendere in giro il bambino e non sgridarlo. Sta giocando e sta crescendo: non c’è niente di male. Se vi parla del suo amico immaginario non vi sta dicendo bugie: sta cercando di coinvolgervi in un gioco che per lui è importante.
  • Stare al gioco, senza esagerare. Accettare la presenza dell’amico invisibile, chiedere al bambino informazioni su di lui può servire anche a capire meglio le ansie, le preoccupazioni e il carattere del piccolo. Evitiamo però di rivolgerci all’amico invisibile se non attraverso il bimbo, e non coinvolgiamolo troppo nella vita familiare: il bambino sa benissimo dov’è il confine tra realtà e immaginazione, non confondiamolo.
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